venerdì 29 aprile 2011

Il vilipendio della lingua italiana

Pubblicato in data 29 aprile 2011 nel blog: http://giorgiosaba.blog.tiscali.it/



E’ ormai da tempo che assistiamo allo sfacelo della scuola italiana, dell’università e della cultura in generale. Ogni livello scolastico ha subìto un processo di semplificazione degli insegnamenti ed un impoverimento della qualità, con poche eccezioni riservate ad alcune istituzioni scolastiche che ancora “resistono”.
In mezzo a tale confusione, circondati da sedicenti esperti di ogni genere, col moltiplicarsi di individui di millantata cultura, anche la conoscenza e la competenza è ormai “autocertificata”. E’ così che i cambiamenti lessicali, una volta ad esclusiva ed indiscussa formalizzazione di istituzioni e di accademici referenziati, oggi vengono proposti e sciorinati da chiunque, da eserciti di ignoranti che si ergono ad esperti ostentando un pedigree autoreferenziato.
Tempo fa scrivevo che la nostra società non è avara di nuove tendenze e di abitudini alle quali i popoli si uniformano. Ecco che da qualche tempo, complici anche alcuni usi deviati della tecnologia, si è imposta una nuova tendenza grammaticale: l’utilizzo della k!
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Tutto cominciò con la semplificazione delle operazioni di scrittura degli sms. Col ditino che pigia sulla microscopica tastiera del telefonino, era quasi scontato che la tribù degli adolescenti si uniformasse ad un utilizzo sempre più veloce e meno impegnativo in questa nuova tipologia di comunicazione, che induce la massa a dei veri e propri dialoghi fiume virtuali da tastiera a tastiera. E’ stato quindi un processo pressoché naturale quello che ha portato alla sostituzione iniziale della “ch” con la più veloce “k” e del “per” con la più semplice “x”. Ce n’era bisogno? Comunque sia, finché la variante grammaticale riguarda solamente gli sms, credo si possa comprendere ed accettare. Ma dopo la prima fase ecco che, forse per estensione mentale, la “k” prende il sopravento sulla “c” per sostituirla totalmente nell’alfabeto! Ma non si era parlato di velocizzare la scrittura? Una “k” al posto di una “c” cosa cambia? Una lettera al posto di un’altra lettera! E allora?
Mentre mi interrogo sull’utilità e opportunità di questa nuova abitudine, mi accorgo che non finisce qui! O meglio, la tendenza non riguarda solamente gli sms! Una parte degli italiani comincia ad utilizzare questa sostituzione anche in altri contesti dove non se ne capisce l’utilità.
Peraltro la “k” non è l’unica novità: la mentalità del giovane popolo è talmente indirizzata verso la tendenza alla semplificazione da sms da arrivare perfino ad interpretare in maniera scontata ogni segno a forma di “x” come la rappresentazione ovvia della parola o della sillaba “per”.
Celebre è l’episodio che riferisce di uno studente che deforma il cognome di Nino Bixio (noto personaggio della storia italiana legata alle vicende garibaldine) con “Biperio”. Simile e ancor più preoccupante è l’episodio in cui si riferisce di una aspirante magistrato che in una delle prove scritte di partecipazione al concorso per togati, scrisse la frase “veperata quaestio” interpretando la “x” di “vexata quaestio”! Intanto stiamo parlando di un cittadino che ha conseguito una laurea (peraltro in materie umanistiche – giuridiche); inoltre trattasi di un aspirante magistrato, quindi un personaggio che, per formazione e per mestiere, dovrebbe essere esso stesso l’icona della cultura!
Credo che non vi siano dubbi su come questi ed altri episodi rappresentino un triste aspetto del decadimento della cultura nel nostro Paese! Se avevate dei dubbi in merito, ora avete un motivo in più per ripensarci.
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Tempo fa ho assistito ad una querelle fra alcuni sostenitori di questo cambiamento ed altri che, come me, non gradivano ciò. Intanto la prima cosa che mi stupì riguardava il fatto che fra i sostenitori non vi erano solamente adolescenti e giovani ma alcuni personaggi in età da pensione. Proprio uno fra questi ultimi, forte delle sue competenze universitarie in campo linguistico, giustificava il cambiamento col fatto che la lingua italiana si evolve continuamente e questa recente variazione ne è semplicemente un aspetto. Sottolineava come l’utilizzo della “k” fosse ormai divenuto di comune ed universale utilizzo e che nelle scuole italiane il corpo docente ne dovesse assumere consapevolezza, accettandone l’uso da parte degli studenti. Insomma, incalzava costui, la lingua italiana è cambiata, la consonante “c” è quasi del tutto scomparsa e noi tutti avremo dovuto farcene una ragione ed accettare il fatto.
In merito a questa affermazione, dalla quale dissento totalmente, desidero fare una riflessione:
E’ vero che quando un cambiamento diventa diffuso nella società e viene utilizzato da un popolo sempre più numeroso, è difficile stabilire uno spartiacque che individui il momento a partire dal quale tale cambiamento venga universalmente adottato. Nel nostro caso stiamo però parlando della lingua ufficiale di una nazione e, piaccia o no, è qualcosa di codificato! Vale a dire che esiste una riconosciuta ed indiscussa rappresentazione formale-istituzionale della stessa.
A puro titolo di esempio, riferiamoci all’ingresso di tanti nuovi termini (spesso di anglosassone derivazione) nella nostra lingua: dapprima vengono utilizzati da pochi, poi da tanti, poi cominciamo a ritrovarli nella lingua scritta (giornali, libri, ecc.), poi anche nei più apprezzati vocabolari della lingua italiana. Da questo momento, forse, potremo sdoganarli ufficialmente e considerarli come acquisiti? Probabile. Resta comunque intesa l’utilità del nuovo termine.
Ma nel caso della “k”, oltre ad una chiara inutilità del suo utilizzo (ad eccezione degli sms), non si capisce chi ne avrebbe decretato il cambiamento e per mano di chi sarebbe stata sdoganata. Infatti osservo quanto segue:
Non ho mai letto un solo giornale (quotidiano, magazine o periodico di vario genere) che utilizzi tale impiego grammaticale, né ho mai letto un solo libro (di qualunque genere) che faccia altrettanto. Non ho notato un solo giornalista italiano che scriva con la “k” al posto della “c” o del “ch”, né che utilizzi la “x” al posto del “per”. Non esiste nessun documento di alcun Ente pubblico che si sia adeguato a tale forma, meno che mai la Gazzetta Ufficiale ha mai pubblicato alcun provvedimento legislativo redatto con tale sconquasso grammaticale. Inutile ovviamente ricercare tale uso nei più apprezzati vocabolari della lingua italiana. L’uso è invece limitato ad una parte dei giovani, in particolare alla comunità dei social forum e dei social network, che stanno cercando in qualche modo di imporlo.
Ma allora, signori sostenitori della k, dov’è l’avvenuto cambiamento della lingua italiana? Da chi sarebbe stato decretato? Dagli studenti liceali e da qualche aspirante magistrato di accertata crassa ignoranza? Basterebbe questo?
Ma di che CAPPA stiamo parlando?


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